|
( Pescara 1863 - Gardone 1938 ).
Il cognome originario della famiglia Rapagnetta. A Prato, dove si recò per completare gli studi, pubblicò un primo libretto di poesie in stile Carducciano: Primo vere. Il Canto novo ( 1882 ), lo impose subito all'attenzione della critica, come l'iniziatore di una nuova scuola letteraria, nata nel clima del decadentismo europeo. Finito il liceo, si trasferì a Roma, dove sposò nel 1883 la Duchessina Maria Hardouin di Gallese. Nello stesso anno, pubblicò l'intermezzo di Rime, opera carica di sensualità, come tutte quelle del poeta. Incapace, per natura, di dedicarsi al tranquillo amore per la moglie ed i figli, si lasciò trascinare dalle passioni per Elvira Leoni, la Contessa Maria Anguissola, Eleonora Duse, la Marchesa Alessandra Carlotti di Rudinì, la contessa Giuseppina Mancini, la contessa Natalia Golubeva, la pianista Luisa Baccara. Come la moglie, erano tutte donne dalla personalità intensa. Così, il primo peridodo dello scrittore, fino ai trent'anni circa, si svolse intorno all'equivoco di una sensualità, che tentava di affacciarsi all'arte dietro lo schermo del giudizio morale contro di essa, non privo, tuttavia, di un certo narcisismo compiaciuto. Tutto ciò è ampiamente dimostrato nelle opere narrative: Il Piacere ( 1889 ) L'Innocente ( 1892 ) Il Trionfo della Morte ( 1894 ) nelle raccolte dei versi: La Chimera ( 1890 ) Le Elegie Romane ( 1892 ) Il Poema Paradisiaco ( 1893 ). Nel 1892 si incontrò con l'autore di Così Parlò Zarathustra, Nietzsche, da cui doveva più tardi trarre lo spunto a rifiutare le preoccupazioni moralistiche e psicologiche cui fino a quel momento si era sforzato di obbedire come in soggezione della più vera verità di se stesso. Ebbe così inizio una nuova produzione di opere, comprendente i romanzi: Le vergini delle rocce ( 1895 ) Il Fuoco ( 1900 ) drammi e tragedie: La città morta ( 1898 ) La Gioconda ( 1899 ) Francesca da Rimini ( 1901 ) La figlia di Iorio ( 1904 ) poesie: Laudi del cielo del mare della terra e degli Eroi ( 1903 - 1904 ), Laus vitae. In tutte queste opere, ma specialmente nella poesia, la sensualità dell'autore, concepita negli anni come fatto fisiologico, si colora di tinte soffuse di malinconia, proprie del ricordo. Questo nuovo modo di sentire il fatto sensuale, si risolverà poi, nel decennio seguente, nelle opere narrative: Forse che si forse che no ( 1910 ) Contemplazione della Morte ( 1912 ) Leda senza Cigno ( 1913 ) Licenza ( 1916 ) Faville del maglio ( 1911- 1914 ) Notturno ( 1921 ); segnano il periodo più alto dell'arte Dannunziana e contribuiscono a fare di lui il centro della letteratura Italiana del Novecento. Nel 1910, a seguire dello scandalo che finì con la vendita all'asta, per debiti, di quanto si trovava nella Capponcina, la villa da lui abitata presso Firenze, il poeta si trasferì a Parigi, dove lo seguì la stessa fama di cui godeva in patria. Le opere composte in Francia; Il martirio di san Sebastiano ( 1911 ) La Pisanella ( 1913 ), furono rappresentate sulle scene parigine con musiche di Debussy e di Pizzetti. Con l'avvento della guerra, scoppiata nel 1915, il D'Annunzio fu tra i primi a scendere in campo meritandosi l'appellativo di Poeta-Soldato.
Lascia il primo commento! |-- Aggiungi ai preferiti (87) |-- Riporta quest'articolo sul tuo sito! |-- Visualizzazioni: 1680 |-- E-mail |-- Leggi tutto... |